sabato 28 luglio 2012

Il giorno prima della felicità - Erri De Luca


(2009)

"Andate a riva di mare e buttate una pietra nell'acqua per me."
Pensai che si era indebolito di mente a forza di stare là sotto.  Gli risposi che non sapevo se passavo per la marina, che la città era in rivolta.
"E' un rito nostro, domani per noi è capodanno. Lo festeggiamo a settembre. Con la pietra buttata nell'acqua facciamo la mossa di liberarci dalle colpe. Domani per noi comincia l'anno.
Voglia il nostro che oggi sia il giorno prima della felicità."


Un ragazzino orfano, lo Smilzo, impara a diventare grande sotto la guida di un portinaio, Don Gaetano, in una Napoli ferita e offesa dalla guerra. Lo sfondo è dato da una carrellata di personaggi tipici alla De Filippo, invece le parole e i gesti di Don Gaetano, vera filosofia di vita, sono sicuramente la parte migliore del romanzo. "T'aggia'mpara' e t'aggia perdere", gli ripete continuamente. Devo insegnarti tutto, e poi dovrò perderti. 
Abbino questo romanzo a "L'eleganza del riccio": umiltà e saggezza battono snobismo e saccenteria dieci a zero.

martedì 24 luglio 2012

Diceria dell'Untore - Gesualdo Bufalino




(1981)

Angelo diceva che la morte è un paravento di fumo tra i vivi e gli altri. 
Basta affondarci la mano per passare dall'altra parte e trovare le solidali dita di chi ci ama.
Purché si lascino péste, uste, minuzie che conservano il nostro odore. Fu forse questo pensiero che lo spinse ad affidare a una suora una filza di lettere con date fittizie, da spedire una alla volta due volte l'anno. In esse narrava il romanzo futuro di sé, vantava paternità, impieghi, successi; annunziava indisposizioni da nulla che nella puntata dopo erano già guarite e remote. 
Sua madre - ci spiegava - sarebbe vissuta più a lungo, aspettando a ogni scadenza il posticcio messaggio in cui si prolungava indefinitamente l'eco della cara voce scomparsa. Sarebbe stato per lei come avere un figlio oltremare, a San Paolo, a Little Italy. Lei morì subito dopo di lui, tuttavia, e suor Tarcisia, se non l'ha saputo, continua certo ancora oggi a impostare queste inferie di un morto ad una morta, che nessun postino potrà mai restituire al mittente (ma fra noi vivi che ci scriviamo, le parole servono forse di più? Ed è poi sicuro che sia suono la vita e silenzio la morte, e non invece il contrario?).


Dalla prefazione di Leonardo Sciascia:
"Nel 1946, in un sanatorio della Conca d'Oro - castello d'Atlante e campo di sterminio - alcuni singolari personaggi, reduci dalla guerra, e presumibilmente inguaribili, duellano debolmente con se stessi e con gli altri, in attesa della morte".
Gesualdo Bufalino conservò questo romanzo in un cassetto, fino al 1981, quando, ormai sessantunenne, si convinse a pubblicarlo, vincendo il  Premio Campiello.
Ogni volta che leggo qualcosa di suo, rivivo le sensazioni di un ormai lontano viaggio nella Sicilia barocca:  Noto, Siracusa, Ragusa... qualcosa di prezioso, antico, forse decadente, ma ricchissimo testimone di profonda civiltà e immensa cultura.

giovedì 19 luglio 2012

Tess dei D'Urberville - Thomas Hardy



(Tess of the D'Urbervilles - A Pure Woman Faithfully Presented by Thomas Hardy - 1891)

Spostando le dita egli si avvide che quanto aveva toccato era un colossale pilastro rettangolare; stendendo la mano sinistra poté sentirne un altro vicino. Ad un'infinita altezza sopra la sua testa rendeva più nero il cielo nero qualcosa avente l'aspetto di una vasta architrave che univa orizzontalmente i pilastri. Entrarono cauti sotto la volta e tra i due sostegni: le superfici rinviarono l'eco del tenue fruscio che produssero, ma sembrò loro di essere rimasti tuttavia all'aperto. Quella struttura non aveva tetto. Tess trasse con timore il respiro e Angel chiese perplesso:  - Che mai può essere? - Brancolando ai lati incontrarono un altro pilastro a forma di torre, squadrato e deciso come il primo; e di là di quello, altri ed altri ancora. 
Il luogo era tutto porte e pilastri, alcuni connessi in alto da ininterrotte architravi.
- Un autentico Tempio del Vento, - egli disse.


Pochi libri come questo mi hanno emozionato e coinvolto: Tess è una figura di donna forte assolutamente indimenticabile, diversa da tutte le altre, distinta pur nella sua povertà. Tess subisce le logiche familiari e sociali dell'epoca, subisce gli uomini, Alec e Angel, che tentano di sottometterla, riuscendo solo a violentarla, e usarla, ma senza mai realmente possederla. Il romanzo è ambientato nel mio amatissimo Wessex (ora Dorset), ai confini con la Cornovaglia, e questo territorio ha una parte fondamentale nella storia, essendo dipinto, più che descritto, da Hardy in ogni suo aspetto: paesaggistico, culturale, popolare. La scena finale, indimenticabile, si svolge a Stonehenge, in un ultimo, disperato riferimento a quelle leggi imperscrutabili che regolano il destino avverso degli esseri umani. Lo dedico a chi, aspirando ad una vita migliore e avendone le qualità, viene invece sopraffatto da continui eventi contrari ed esterni, e ne rimane vittima incolpevole, accettando comunque la propria sorte con fierezza.


Nastassja Kinski (Tess) nel film di Polanski


lunedì 16 luglio 2012

I Ragazzi della Via Pál - Ferenc Molnar



(A Pál utcai fiúk – 1907)            

Il campo... Voi, studenti sani e robusti delle piccole città di provincia, voi che dovete far solo un passo per trovarvi in mezzo alla terra sconfinata, sotto la meravigliosa cupola azzurra che ha nome cielo, voi che avete l'abitudine alle grandi lontananze e potete percorrere facilmente coi vostri occhi tutto un vasto orizzonte, voi che non vivete inchiodati fra case dagli innumerevoli piani, voi non potete neppure immaginare che cosa significhi per un ragazzo di città un pezzo di terra libera, vergine, senza costruzioni. Per lui quel pezzo di "terreno da vendere" significa la pianura, l'orizzonte, l'infinito, la libertà. 
Pensate, un pezzo di terra che ha soltanto un limite - un'impalcatura in rovina - mentre tutto il resto intorno è occupato dalle grandi case. Ora anche sul campo di via Paal è stata costruita una triste casa, una casa di quattro piani piena di inquilini, fra i quali nemmeno uno saprà più che quel pezzo di terra significava la felicità di alcuni poveri studenti della capitale.


Alcuni di noi avevano letto solo il libro, altri avevano visto solo lo sceneggiato trasmesso dalla Rai nei primi anni sessanta. E così giocavamo al Campo anche noi, in uno spiazzo a fianco dell'orto di mia madre. Le nostre "cataste" erano cumuli di cose vecchie, o i tetti delle capanne attorno; le bandiere erano stracci legati alle canne e la sabbia per le bombe era stata 'prelevata' qua e là. Immaginavamo che i terribili fratelli Pasztor, ossia due anziani zii scorbutici (assolutamente ignari e innocenti) ci volessero scacciare dal territorio, per cui dovevamo allenarci alla battaglia.  Non potevo fare Boka: non con mio fratello vivente, per cui ero diventata Csonakos, e i maschi mi facevano giocare perché ero quella che fischiava più forte. Il mio cuginetto Giorgio, fatalmente destinato a fare ogni volta Nemecsek, brontolava sommesso: "Non voglio fare il soldato semplice!" E io lo consolavo: "Ma se è un eroe!" E lui: "Ma quale eroe, mi tocca morire tutte le volte!"
Ci sono libri che non abbiamo solo letto, ma anche vissuto. Noi d'estate si giocava tutto il giorno, si lottava, si rideva, ci si picchiava, ci si faceva pure male (ho varie cicatrici di battaglia), ma nessuno piangeva... 
E' di questo che parla I ragazzi della Via Paal: del diritto dei bambini ad avere spazi liberi ed infiniti.




Budapest - Monumento ai Ragazzi di Via Pal



Ferenc Molnar (Ungheria 1878-1952)


mercoledì 11 luglio 2012

Grazie, Nebbia - Wystan Hugh Auden



(Thank you, Fog - 1974)


Thank You, Fog

Grown used to New York weather, 
all too familiar with Smog,
You, Her unsullied Sister, 
I'd quite forgotten and what
You bring to British winters:
now native knowledge returns. 

Sworn foe to festination, 
daunter of drivers and planes, 
volants, of course, will cause You, 
but how delighted I am
that You've been lured to visit
Wiltshire's witching countryside
for a whole week at Christmas,
that no one can scurry where
my cosmos is contracted
to an ancient manor-house
and four Selves, joined in friendship,
Jimmy, Tania, Sonia, Me. 

Outdoors a shapeless silence, 
for even then birds whose blood
is brisk enough to bid them
abide here all the year round, 
like the merle and the mavis,
at Your cajoling refrain
their jocund interjections, 
no cock considers a scream,
vaguely visible, tree-tops
rustle not but stay there, so
efficiently condensing
Your damp to definite drops.

Indoors specific spaces,
cosy, accommodate to
reminiscence and reading,
crosswords, affinities, fun:
refected by a sapid
supper and regaled by wine,
we sit in a glad circle,
each unaware of our own
nose but alert to the others,
making the most of it, for
how soon we must re-enter,
when lenient days are done, 
the world of the work and money 
and minding our p's and q's. 

No summer sun will ever
dismantle the global gloom
cast by the Daily Papers,
vomiting in slip-shod prose
the facts of filth and violence
that we're too dumb to present:
our earth's a sorry spot, but
for this special interim, 
so restful yet so festive,
Thank You, Thank You, Thank You, Fog.



Grazie, Nebbia – Wystan Hugh Auden

Abituato al clima newyorkese,
conoscendo lo Smog fin troppo bene,
mi ero dimenticato
di Te, la Sua Sorella immacolata,
di ciò che porti ai nostri inverni inglesi:
conoscenze native si risvegliano.
Acerrima nemica della fretta,
spauracchio di aerei e guidatori,
certo Ti maledice ogni volatile,
ma io sono felicissimo,
perché Ti sei convinta a visitare
le campagne incantevoli del Wiltshire
l’intera settimana di Natale,
e nessuno può correre
nel mio cosmo, ridotto
ad una villa antica e a quattro Monadi
legate da amicizia:
Io, Sonia, Jimmy e Tania.
Fuori un silenzio informe:
persino quegli uccelli spinti a stare
dal loro sangue caldo
qui intorno tutto l’anno,
come il bottaccio e il merlo,
da Te allettati frenano
il loro verso allegro,
nessun gallo si azzarda a strepitare,
e le cime degli alberi, visibili
appena, non stormiscono ma restano
immobili e condensano efficienti
in gocce esatte la Tua umidità.
Dentro, spazi accoglienti ben precisi
rendono confortevole
la lettura e il ricordo, i cruciverba,
le affinità, le risa:
ristorati da sapide cenette
e allietati dal vino,
sediamo lieti in cerchio,
ignari di noi stessi ma solerti
nei confronti degli altri,
cercando quanto più di approfittarne,
perché ben presto occorrerà rientrare,
finiti questi giorni di clemenza,
nel mondo del denaro e del lavoro,
dove si è attenti ad ogni punto e virgola.
Nessun sole d’estate potrà mai
dissolvere le tenebre totali
diffuse dai Giornali,
che vomitano in prosa trasandata
fatti violenti e sordidi
che non riusciamo, sciocchi, ad impedire:
la terra è un brutto posto,
eppure, per quest’attimo speciale,
così tranquillo ma così festoso,
ti rendo Grazie: Grazie, Grazie, Nebbia.



Bellissima raccolta postuma, che raccoglie ciò che Auden scrisse negli ultimi sei mesi di vita, nel pieno della maturità artistica e perfezione compositiva. Giù il cappello, signori: siamo davanti ad un Grande.
Voglio riportare la dedica:

A Michael e Marny Yates
Nessuno di noi è più giovane
Come una volta. E allora?
L'amicizia non invecchia.



"A poet is, before anything else, a person who is passionately in love with language."
Wystan Hugh Auden (England 1907-1973)



lunedì 9 luglio 2012

Che tu sia per me il coltello - David Grossman





(Shetehi Li HaSakin - 1998)

Si avventa su ogni mia parola. Quando ci scrivevamo, avevo tempo di respirare tra una lettera e l'altra. Mentre ora soffia su ogni mio respiro.


Mentre il titolo kafkiano è bellissimo, lo scambio di lettere nel suo insieme è abbastanza noioso, prolungandosi troppo nell'egocentrismo dell'introspezione individuale.  Ma diventa avvincente quando, verso la fine, Yair e Myriam iniziano a dialogare in simultanea: non più due esseri separati ma l'embrione di un vero rapporto a due. Oggi si potrebbe sottotitolarlo "L'amore ai tempi di Facebook". Nel mare di ipocrisia imperante, ogni tanto qualche storia nata virtualmente riesce a proseguire, quando due persone riescono a scavalcare i comodi rifugi personali, le mille e mille abitudini private così gelosamente custodite, e ad abbandonare le millantate autobiografie così amate in rete. Due su un milione ce la fanno.


lunedì 2 luglio 2012

Poesie - William Wordsworth





THE RAINBOW - WILLIAM WORDSWORTH

My heart leaps up when I behold
A rainbow in the sky;
So was it when my life began,
So is it, now I am a man, 
So be it when I shall grow old, 
Or let me die!
The Child is Father of the Man
And I could wish my days to be
Bound each to each by natural piety.

Il mio cuore esulta quando ammiro
un arcobaleno nel cielo:
così è stato quando la mia vita è cominciata;
così è adesso che sono un uomo;
Che sia così quando invecchierò,
o lasciatemi morire!
Il Bambino è Padre dell'Uomo:
vorrei che i miei giorni fossero
legati l'uno all'altro dall'affetto naturale.



William Wordsworth (England 1770-1850)

Nell'introduzione ho messo la poesia più nota, e breve, di Wordsworth. Le mie preferenze vanno oltre, con la Tintern Abbey e There was a Boy, nelle quali scorre libero tutto il suo mondo emotivo e intimistico, romantico e  paesaggistico. 
Mi piace associarlo a Constable: entrambi celebrano l'umile vita contadina e la potenza della natura. Ma mi piace anche associarlo ai magnifici cimiteri sparsi nelle campagne inglesi, molti suoi versi sono scolpiti in quelle lapidi solitarie e spesso inclinate....  e proprio davanti ad una lapide, Wordsworth compone  i suoi versi più struggenti:
C'era un ragazzo - lo conoscevate bene, voi cime
e isole del Winander - che sovente,
sul far della sera o al muover delle stelle
lungo il profilo dei colli,
all'alba o al tramonto, se ne stava solo
sotto gli alberi o presso il lago luccicante........



I luoghi di Wordsworth

 Dove Cottage, Grasmere (UK)


 Rydal Mount - Uk


  Cockermouth - Uk


Cockermouth - Uk

La sua tomba sul sagrato della St Oswald Church a  Grasmere (Lake District - Uk)



(io sono quella in nero)

Io e la Tintern Abbey - Cawd (Galles)

Balquhidder, Highlands - Location della Solitary Reaper
(in questo cimitero, inoltre, è sepolto Rob Roy. Foto agosto 2015.)